Precompilati IVA: chi, quando e perché

Studio SalvettaEconomia e finanza, Fiscal Focus

I “precompilati IVA” hanno preso il via con le operazioni del terzo trimestre 2021, ma l’iniziativa non pare aver riscosso particolare successo, in particolar modo tra i consulenti, da un lato (ingiustamente) preoccupati di veder venire meno parte della loro attività, dall’altro lato preoccupati di vedersi ancora una volta impegnati nel “controllare” quanto messo a disposizione nell’area riservata di Fatture e Corrispettivi da parte dell’Agenzia delle Entrate. Per una volta, siamo in grado di tranquillizzare su entrambi i fronti, per le motivazioni a seguire.

Innanzi tutto, torniamo su un aspetto del quale ci siamo già occupati in precedenza: la presunta questione della “perdita di attività” da parte degli studi professionali. Lo facciamo ricordando le numerose ragioni per le quali questa preoccupazione, almeno allo stato attuale, non ha ragione d’essere.

Innanzi tutto, siamo, almeno per il momento, dinnanzi ad una mera sperimentazione, che peraltro abbraccia un panorama di soggetti interessati decisamente limitato.

Attualmente, infatti, possono immaginare di fare ricorso ai libri IVA integrati esclusivamente:

  • i contribuenti in contabilità ordinaria, ma solo se a liquidazione IVA trimestrale;
  • i contribuenti in contabilità semplificata a cassa effettiva, ma solo se a liquidazione IVA trimestrale e solo se parallelamente ai libri IVA “gestiti” dall’Agenzia delle Entrate vengono istituiti il registro degli incassi e quello dei pagamenti, al fine di tracciare gli aspetti reddituali;
  • i contribuenti in contabilità semplificata a cassa virtuale, ma solo se a liquidazione IVA trimestrale e solo se contemporaneamente vengono ugualmente tenuti i libri IVA consueti, indispensabili al fine di tracciare gli aspetti reddituali.

Tutto questo, inoltre, a condizione che non si tratti di contribuenti che hanno optato per la liquidazione IVA per cassa ed inoltre che non si tratti soggetti appartenenti a regimi speciali IVA, quali ad esempio il margine o le agenzie di viaggio, ai quali l’accesso ai registri IVA precompilati è del tutto precluso.

Da questa breve disamina emerge il perché non vi sia alcuna ragione di doversi preoccupare di una presunta riduzione dell’attività di studio: ben che vada, infatti, le “precompilate IVA”, intese come l’insieme dei i registri proposti dall’Agenzia (che comunque devono essere verificati ed integrati, andando per esempio a specificare l’eventuale indetraibilità dell’imposta), le conseguenti LIPE e, dal 2023, la dichiarazione IVA sono, come esprime il termine stesso, mere proposte di precompilazione ai soli fini IVA, mentre l’aspetto reddituale non è previsto in alcun modo.

Ammettendo anche, per assurdo, che si vogliano utilizzare i precompilati, in ogni caso tutti i documenti contabili (fatture) dovranno comunque essere processati per tracciare gli aspetti reddituali. Va da sé che se una fattura deve essere comunque registrata per ottenere una situazione contabile, per consentire la stampa del libro giornale, oppure per tenere i registri degli incassi e dei pagamenti, o ancora per tenere comunque i libri IVA ai fini della determinazione del reddito, ecco che l’appeal di tutta l’operazione viene del tutto meno. Detto ancora più chiaramente, sono eventualmente i libri IVA ad essere precompilati, non certo la contabilità nel suo insieme.

Certo, potrebbe trattarsi di un primo passo che potenzialmente in futuro potrebbe prevedere la possibilità di “agganciare” un piano dei conti, potendo quindi sfruttare i dati precompilati ai fini anche contabili e magari, chissà, un domani sarà possibile inserire anche le operazioni fuori IVA (si pensi alla banale registrazione degli stipendi per un semplificato), o anche solo effettuare l’inserimento dell’integrazione ai fini IVA di una operazione a reverse charge interno – operazione ad oggi impossibile, a meno che l’integrazione non venga effettuata tramite e-fattura; tutto questo, tuttavia, al momento non è nemmeno in programma.

Sgombrato il campo dai timori in ordine ad un diminuito afflusso di lavoro, possiamo anche sgombrare il campo dai dubbi relativi al problema opposto, ovvero il doversi sobbarcare l’onere di controllare i dati proposti dall’Agenzia.

Ebbene, anche in questo caso il problema non si pone. Infatti, l’utilizzo dei registri IVA precompilati è del tutto facoltativo (oltre che, come abbiamo visto, accessibile ad una platea ridotta di soggetti).

Certo, se non si gestiscono i registri IVA precompilati l’Agenzia non proporrà la LIPE precompilata, né, in futuro, la dichiarazione IVA annuale, ma chi opera ben sa che, con l’ausilio di software dei quali ormai ogni studio dispone, si tratta di adempimenti che in sostanza discendono dalla corretta contabilizzazione dei documenti. Non vogliamo certo dire che “basta un click”, lungi da noi, ma possiamo certamente dire che se i software commerciali aiutano all’80%, quanto proposto dall’Agenzia delle Entrate attualmente potrebbe supportare per non più del 20%, visto che oltre tutto – almeno per il momento – la piattaforma proposta è quanto di più grezzo si possa immaginare.

In ogni caso, è bene ribadirlo, non c’è dato precompilato che tenga se questo non è verificato e gestito da chi conosce appieno la normativa.

Tornando al punto dei controlli, se non si vuole utilizzare i precompilati, basterà semplicemente ignorarli. Altro non sono che l’elencazione delle fatture, che già da tempo è consultabile da Fatture e Corrispettivi, con la possibilità di inserire integrazioni, quali appunto l’eventuale indetraibilità.

In sintesi, non serve a nulla controllarli, perché ci si trova dinnanzi alla stessa “lista” già consultabile nel servizio di consultazione e-fatture. Quello di cui ci si deve preoccupare, piuttosto, oggi come ieri, è dell’eventuale ricezione di una fattura non dovuta, o della mancata ricezione di una fattura attesa, o ancora della mancata risultanza di una fattura emessa (che starebbe a significare che la trasmissione non è andata a buon fine, e quindi la fattura non è di fatto emessa). Nulla di nuovo, e nulla che abbia a che vedere con i precompilati.

Qui trovate l'articolo originale.