Non decade dal beneficio “prima casa” il contribuente che riacquisisce l’immobile alienato entro l’anno

EditoreEconomia e finanza, Fiscal Focus

È possibile fruire dell’agevolazione “prima casa” anche per l’acquisto di un nuovo immobile abitativo qualora l’acquirente sia già in possesso di un’abitazione acquistata con la medesima o altre agevolazioni su tutto il territorio nazionale. Ciò a condizione che, senza tener conto dell’immobile già posseduto, l’acquirente sia residente o stabilisca la residenza entro diciotto mesi nel comune in cui insiste l’immobile oggetto di nuovo acquisto e che non possegga altri fabbricati abitativi nello stesso comune. Il tutto all’ulteriore condizione che l’immobile abitativo già posseduto venga alienato nel termine di un anno dal nuovo acquisto.

Tale previsione è contenuta nel comma 4-bis della nota II-bis all’articolo 1 della tariffa parte prima, allegata al D.P.R. n. 131 del 26 aprile 1986, ed è stata introdotta dall’articolo 1, comma 55, della legge n. 208 del 28 dicembre 2015.

Qualora non venga soddisfatta la condizione dell’alienazione del vecchio fabbricato entro il termine di un anno dal nuovo acquisto agevolato, ai sensi della predetta disposizione, è dovuta la differenza fra l’imposta calcolata in base all’aliquota applicabile in assenza di agevolazioni e quella risultante dall’applicazione dell’aliquota agevolata, nonché la sanzione amministrativa del 30% della differenza medesima e gli interessi di mora.

Recentemente l’Agenzia, con la risposta n. 77 pubblicata il 2 febbraio scorso, ha trattato un caso molto interessante rientrante nella descritta fattispecie.

Alienazione per atto di donazione e successivo scioglimento per mutuo consenso – Il contribuente istante aveva acquistato un’abitazione fruendo del beneficio “prima casa” nel 2014. Nel 2017 acquistava una nuova abitazione beneficiando dell’agevolazione con il conseguente impegno di alienare l’unità immobiliare preposseduta entro il predetto termine di un anno.

L’alienazione dell’immobile preposseduto avveniva qualche mese più tardi mediante atto di donazione al padre.

Donante e donatario intendono oggi risolvere per “mutuo consenso” il contratto di donazione sicché nasce l’esigenza del contribuente di sapere se, così facendo, rischia di decadere dall’agevolazione fiscale di cui ha fruito per il secondo acquisto effettuato nel 2017.

Il contribuente ha potuto tirare un sospiro di sollievo in quanto, a parere delle Entrate, nel caso prospettato la condizione dell’alienazione del fabbricato preposseduto nel termine di un anno dal nuovo acquisto agevolato risulta soddisfatta. E ciò anche nell’ipotesi di scioglimento per mutuo consenso dell’atto di donazione.

Infatti l’atto di scioglimento si configura come un nuovo atto di donazione attraverso il quale viene donato il cespite immobiliare all’originario donante.

Sulla scorta di detta considerazione è da escludere che possa essere revocata l’agevolazione “prima casa” goduta per il più recente acquisto dell’immobile abitativo.

Né vi sono vincoli temporali in ordine alla successiva alienazione da parte del contribuente dell’immobile nuovamente acquisito.

Con riferimento all’atto di scioglimento senza corrispettivo, l’Agenzia, confermando quanto già statuito con la Risoluzione n. 20/E del 14 febbraio 2014, ha altresì precisato che è soggetto a registrazione in termine fisso applicando l’imposta in misura fissa.
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