Altro che rivoluzione, meglio la strategia dei piccoli passi

Studio SalvettaEconomia e finanza, Fiscal Focus

Attori protagonisti in campo di crisi d’impresa e risanamento (Convegno Nazionale UNGDCEC – Unione Nazionale Giovani Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili) o intermediari fra imprese e istituzioni nell’attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (ANC – Associazione Nazionale Commercialisti). Due ottime idee accumunate dalla medesima visione. Il commercialista del futuro dovrà essere qualcosa di diverso, molto diverso da quello attuale. Meno contabile, più consulente e, per questo, meno oberato da adempimenti gravosi e poco remunerativi.

Questa, tuttavia, non è un’equazione. Anzi. Per evolversi, infatti, è necessario fare i conti con il proprio presente e il proprio passato, senza dimenticare cosa siamo diventati e da dove arriviamo. In altri termini qual è la nostra attuale identità.

Proviamo a fare un passo indietro. Puntuale come la primavera, ogni anno arriva la stagione della Semplificazione, il momento in cui, nel timore collettivo, il Legislatore introduce misure a favore di cittadini e contribuenti per combattere la burocrazia dello Stato. Un’attività tanto ricorrente quanto poco incisiva, anzi del tutto inutile per i professionisti del mondo contabile e tributario. Come nella legge del contrappasso, ogni volta che abbiamo richiesto a gran voce una vera semplificazione, semplicemente per soffrire meno, abbiamo ricevuto continue complicazioni che alleggeriscono il contribuente, ma caricano l’intermediario.

Appunto. Programmare il futuro negando il nostro ruolo di intermediari mina la nostra stessa esistenza. Per diventare qualcosa di diverso, i commercialisti hanno bisogno di tempo per riposizionarsi, per studiare, per confrontarsi con clienti e istituzioni. Tempo oggi mancante a causa dei numerosi intralci che contraddistinguono la nostra vita quotidiana.

In questo senso, allora, qualsiasi ambizione presuppone l’eliminazione di tali ostacoli. Come? Fra i tanti da eliminare basterebbe attuare un vecchio cavallo di battaglia, rimasto fino ad oggi nell’armadio, ovvero la delega unica per i diversi servizi e le diverse amministrazioni. Questa idea, avanzata in passato dall’Associazione Nazionale Commercialisti (“delega unica per i diversi servizi e per le diverse Amministrazioni e la cui validità sia illimitata fino a revoca del soggetto delegante”), ha l’obiettivo di eliminare la pluralità delle procedure, ognuna differente a seconda dell’amministrazione interessata. Cassetto fiscale, fatturazione elettronica, INPS, INAIL, CCIAA, SUAP, una sola chiave che possa aprire ognuna di queste porte.

Pensiamo all’utilità dell’introduzione della delega unica nel contesto del contributo una tantum per lavoratori autonomi e professionisti. La richiesta di questa indennità, come fu per le 600 euro riconosciute con il primo lockdown, deve essere perpetrata dal beneficiario, esclusivamente con il suo SPID, CIE e CNS. Una limitazione che non trova giustificazione quando, nella quasi totalità dei casi, la richiesta viene preparata da un intermediario.

Affinché ogni rivoluzione sia davvero possibile, torniamo a risolvere i piccoli problemi.

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